Mi chiamo Salvatore Viola e sono nato a Cagliari il 22 novembre 1948. Sono arrivato tardi a scrivere un libro completo. Sin da ragazzo ho provato a farlo e, di quei tempi, conservo ancora gelosamente alcune bozze.
La mia vita è andata avanti come quella di ogni altro della mia età, e ho abbandonato in un cantuccio le mie velleità di scrittore, anche se non ho mai rinunciato, nel corso degli anni, a scrivere poesie. Ma il fuoco era soltanto sopito e ardeva sempre dentro di me: aspettava solo il momento opportuno per venire fuori e divampare.
Quando l’ha fatto, è stato in modo travolgente, inarrestabile, e ne sono stato coinvolto non una volta sola, ma tante volte ancora. Devo soprattutto a mio padre e a mia madre lo stimolo e l’amore per la scrittura, e li ricordo nell’introduzione del mio primo libro, Vite: una raccolta di racconti brevi intervallati dalle mie poesie.
Poi è arrivato Le tre vite di Jonathan. Jonathan è un personaggio meraviglioso, quello che ciascuno di noi vorrebbe essere. Con lui il lettore scopre che spesso, lungo la strada della vita, ci si trova davanti a una biforcazione in cui bisogna decidere in che direzione andare: e da quella decisione dipende il nostro futuro e quello di altre persone. Quel libro, che doveva essere unico, è diventato con il tempo una trilogia — Le tre vite di Jonathan, Il dono di Jonathan, Alla ricerca di Jonathan.
Ho poi pubblicato Lungo il percorso del cerchio e La porta degli universi, due romanzi molto cari, entrambi ambientati in Sardegna.
Negli anni successivi sono arrivati Le sofferenze dell’anima (2021), un percorso intimo tra dubbi e domande sulla nostra origine, e Pensieri e poesie (2025), la mia raccolta più recente: poesie accompagnate, ognuna, da un mio commento.